Malattie vascolari
Chirurgia vascolare
Specializzazione:
Vascolare e piede diabetico
Prestazioni
  • Visita vascolare, del piede diabetico e di tutte le problematiche vascolari
    da 70.00€
Curriculum

RELAZIONE DEL NS ESPERTO SULLA MALATTIA

Che cosa sono le malattie vascolari

Il termine malattia vascolare periferica (PVD, Peripheral Vascular Disease) si riferisce ai disordini dei vasi sanguigni(arterie e vene) al di fuori del cuore e del cervello. Tuttavia è comune l'uso di tale termine per riferirsi alla malattia periferica arteriosa (PAD, Peripheral Arterial Disease), una condizione che si sviluppa quando le arterie che forniscono il sangue agli organi interni, alle braccia e alle gambe si ostruiscono parzialmente o completamente, generalmente come conseguenza dell'aterosclerosi. Tale ostruzione può indurre un'

Carenza di apporto di sangue, e quindi di ossigeno e sostanze nutritive, a un organo o a un tessuto, che induce nell‘area non sufficientemente irrorata un danno più o meno grave a seconda dell‘entità.

Ischemia (carenza di sangue ai tessuti) acuta o cronica. Quando il medesimo processo interessa le arterie coronarie, ovvero i vasi che irrorano il cuore, si parla di malattia vascolare coronarica. Oltre alle patologie muscolari, le polimialgie e le neuropatie, la malattia vascolare periferica e quella coronarica rappresentano situazioni cliniche tipiche dell'età avanzata e costituiscono una rilevante causa di dolore.
Cause delle malattie vascolari

I fattori di rischio più importanti per le patologie vascolari sono:

ipertensione;
elevati livelli ematici di trigliceridi e di colesterolo"cattivo" (LDL);
bassi livelli ematici di colesterolo "buono" (HDL);
fumo di sigaretta;
diabete mellito;
obesità;
inattività fisica;
storia familiare di aterosclerosi.
Sintomi delle malattie vascolari

Le manifestazioni cliniche sono correlate con il tipo e la localizzazione dei vasi coinvolti e con l'entità della riduzione del flusso di sangue. Può infatti accadere che un vaso venga occluso improvvisamente, con altrettanto improvvisa comparsa di un dolore intenso associato a torpore e cute fredda e pallida;

Carenza di apporto di sangue, e quindi di ossigeno e sostanze nutritive, a un organo o a un tessuto, che induce nell‘area non sufficientemente irrorata un danno più o meno grave a seconda dell‘entità.

L'Ischemia che ne deriva è grave, possono insorgere perdita della sensibilità e della motilità nell'area colpita e, dopo 6-8 ore, irrigidimento muscolare. Al contrario, quando il vaso si occlude in modo graduale, si ha una manifestazione tipica, chiamata "claudicatio intermittens" poiché il soggetto non è in grado di camminare normalmente. Si associano dolore, crampi o sensazione di fatica che peggiorano camminando e migliorano con il riposo, fino a scomparire. Sintomi simili possono comparire anche a carico delle braccia.
Raramente, quando l'occlusione dell'arteria è tale da non consentire sufficiente trasporto di ossigeno alle estremità, il dolore compare anche a riposo; in questo caso il dolore interessa tipicamente i piedi, è solitamente severo e si presenta alla notte, quando il soggetto è in posizione supina. La ridotta circolazione può causare l'apertura di ferite che stentano a guarire, ulcere, gangrene o altre lesioni alle estremità colpite. Tali zone, che non ricevono un flusso sufficiente di sangue, sono inoltre più inclini alle infezioni. Nei casi estremi può essere necessaria l'amputazione.

Quando a occludersi è una coronaria, la riduzione del flusso ematico induce sofferenza cardiaca, che si manifesta con l'insorgere di angina (dolore localizzato al petto che può irradiarsi alla spalla, al braccio sinistro, alla schiena o al collo), ma se l'occlusione è completa e il sangue non arriva più a una parte di muscolo cardiaco si ha un infarto.

Soprattutto gli anziani possono avere percezioni differenti del dolore o non provarlo affatto, e possono lamentare soltanto malessere e affaticamento.

Come si curano le malattie vascolari
Gli obiettivi del trattamento delle malattie vascolari periferiche includono:

alleviare il dolore e migliorare la tolleranza all'esercizio fisico, aumentando la distanza che il paziente riesce a percorrere prima che ricompaia il dolore;
migliorare la perfusione;
impedire quanto più possibile l'occlusione che può condurre a ulcere, gangrene e alla necessità di amputazione del piede.
Gli obiettivi del trattamento dellemalattie vascolari coronarichesono:

trattare il dolore anginoso;
prevenire nuovi attacchi;
prevenire l'
Carenza di apporto di sangue, e quindi di ossigeno e sostanze nutritive, a un organo o a un tessuto, che induce nell‘area non sufficientemente irrorata un danno più o meno grave a seconda dell‘entità.

ischemia e l'infarto.
Il trattamento, deve necessariamente comprendere la terapia delle patologie come diabete,ipertensione o iperlipidemia che aumentano il rischio cardiovascolare, e alcune misure comportamentali, con modificazione degli stili di vita errati che predispongono alla patologie e un programma di attività fisica controllata; nei casi più gravi possono essere necessarie l'angioplastica e la chirurgia

Consigli pratici sulle malattie vascolari e stile di vita
Nelle malattie vascolari, l'adozione di uno stile di vita corretto e l'astensione da abitudini errate e dannose per il sistema cardiovascolare sono essenziali: da sole, infatti, né la terapia farmacologica né quella chirurgica sono in grado di raggiungere gli obiettivi di cura e prevenzione che possono essere invece conseguiti se associate alle adeguate misure di prevenzione.

Smettere di fumare elimina un fattore di rischio importante per la progressione della malattia e abbassa l'incidenza di dolore e il rischio di dover ricorrere all'amputazione. La cessazione del fumo è inoltre essenziale nella prevenzione degli attacchi di cuore.
Una dieta sana aiuta a mantenere il colesterolo e i trigliceridi nel sangue a livelli adeguatamente bassi e a mantenere la pressione arteriosa sotto controllo.
Un adeguato esercizio fisico può condizionare i muscoli (compreso il cuore) a usare efficacemente l'ossigeno e può accelerare lo sviluppo di una circolazione collaterale nelle zone in cui i vasi sono danneggiati. Molti studi clinici hanno dimostrato che un esercizio fisico controllato riduce i sintomi della claudicatio intermittens e permette ai pazienti di camminare più a lungo prima che il dolore compaia di nuovo. I programmi di attività fisica dovrebbero essere prescritti dal medico, ma esistono anche programmi di riabilitazione condotti da professionisti come infermieri o fisioterapisti. Per ottenere risultati ottimali, i pazienti dovrebbero esercitarsi per 30-45 minuti almeno tre volte alla settimana.
Piede diabetico:
si intende una complicanza cronica del diabete mellito, che causa alterazioni anatomo-funzionali di piede e caviglia, determinate dalla neuropatia e/o dall’arteriopatia occlusiva periferica.
Considerato oggi come una sindrome decisamente invalidante, il piede diabetico può comportare due quadri patologici ben distinti in base al meccanismo di danno che il diabete provoca al piede:

il piede diabetico neuropatico
il piede neuro ischemico
Tali quadri riconoscono due eventi fisiopatologici diversi, che possono anche sovrapporsi, e che implicano differenti percorsi diagnostico-terapeutici.

Il piede diabetico è neuropatico quando il danno è provocato dagli alterati livelli di glucosio nel sangue sul nervo. Parliamo quindi di danno neurologico, ovvero il diabete danneggia le fibre nervose sensitive, motorie e vegetative dell’arto. In questo caso la neuropatia si manifesta da una parte con perdita progressiva della sensibilità, termica, tattile e dolorifica e dall’altra con un’alterazione anatomica del piede (appoggio plantare anomalo) che comporta aree di iper-carico che tendono ad ulcerare. In altre parole il paziente colpito da neuropatia diabetica tende a camminare male procurandosi ferite, ma avendo la sensibilità compromessa non è in grado di accorgersi tempestivamente delle lesioni ulcerative della pelle, delle piaghe sanguinanti e delle infezioni che, se trascurate, possono diffondersi nei tessuti adiacenti ed evolvere in necrosi tissutale (gangrena).
Il piede neuro ischemico è causato invece dal secondo meccanismo di danno che è dovuto al deficit vascolare arterioso ovvero il paziente è soggetto ad una riduzione del flusso di sangue al piede causato dall’alterazione dei vasi sanguigni degli arti inferiori che in questo modo diventa ischemico e più soggetto allo sviluppo di necrosi e gangrena.
Le lesioni ulcerative della pelle dovute a problemi circolatori (vasculopatia) o dei nervi (neuropatia) possono manifestarsi nel piede e nella caviglia, provocando il rischio di infezioni pericolose che possono progredire e, se non trattate in maniera opportuna, possono rappresentare un fattore di rischio elevato per amputazione dell’arto o di setticemia che mette a repentaglio la vita del paziente.
Epidemiologia del piede diabetico

All’origine del piede diabetico, c’è il diabete, una patologia cronica metabolica causata da fattori ereditari e ambientali e in crescita esponenziale nel mondo a causa di:
obesità provocata da abitudini e stili di vita scorretti (regime alimentare ricco di grassi, scarsa attività fisica),
aumento dell’età della popolazione,
controllo incostante dei valori glicemici e dei fattori di rischio cardiovascolare (colesterolo, ipertensione).
Sebbene il diabete possa causare l’insorgere di diverse complicanze che possono interessare tutto l’organismo come patologie cardiologiche, insufficienza renale, cecità e problematiche riguardanti il sistema circolatorio e nervoso. Sono le lesioni ulcerative a livello del piede che comportano il rischio maggiore per la salute del paziente.

Il diabete provoca complicanze ulcerative al piede nel 15% delle persone che soffrono di tale sindrome. Il 40–70% di tutte le amputazioni delle estremità inferiori – in primis il piede- è correlata proprio al diabete mellito. In alcuni Paesi si registra una percentuale pari addirittura al 70–90%. Negli USA vengono eseguite ogni anno più di 50.000 amputazioni del piede associate al diabete.

Oggi tuttavia in centri ospedalieri avanzati nel trattamento del piede diabetico è possibile affrontare nuove ed efficaci terapie in gradi di ridurre il numero delle amputazioni che portano con sé alta mortalità e elevati costi sociali. L’impatto socio-sanitario del piede diabetico è infatti estremamente oneroso, in termini di spesa sociale, in termini di morbilità, di mortalità e di perdita di qualità di vita.

L’obiettivo della comunità medico scientifica oggi è – al contrario - il salvataggio dell’arto e della vita del paziente, evitando amputazioni che riducano significativamente la qualità di vita.

La sindrome del piede diabetico è considerata inoltre un marker molto potente di malattia cardiovascolare e quindi ha complicanze anche su cuore e cervello. Spesso il piede diabetico rappresenta il sintomo più evidente di una malattia cardiovascolare diffusa che può coinvolgere non solo le arterie dell’arto inferiore, ma anche le coronarie, mettendo a rischio di cardiopatia ischemica.

Per questo è importante affidarsi a centri specialistici che basano diagnosi e terapia della patologia su un lavoro di equipe, con un approccio multidisciplinare nell’interesse esclusivo del paziente che viene così valutato e seguito a 360 gradi.

I risultati ottenuti dall’approccio multidisciplinare parlano chiaro:oggi è possibile salvare l’arto al 90-95% dei pazienti. La sinergia delle diverse competenze professionali, l’utilizzo di strumentazioni innovative, la solidità di una struttura all’avanguardia sono gli elementi che permettono di ottenere risultati eccellenti nel trattare una complicanza del diabete che può essere pericolosa.

Prevenzione del piede diabetico
Un programma di prevenzione del piede diabetico e la diagnosi precoce si sono dimostrati strumenti di assoluta efficacia nel combattere le pericolose complicanze della patologia.

La prima forma di prevenzione del piede sono i controlli regolari, volti a verificare l’entità del rischio che una persona affetta da diabete ha di assistere alla manifestazione delle complicanze tipiche. Nella maggior parte dei casi analizzare il piede permette infatti di evitare il degenerare della patologia.

In base alle Linee guida recenti, la prevenzione del piede diabetico si articola in:

Identificazione del piede a rischio
Ispezione periodica ed esame del piede a rischio
Educazione dei pazienti, familiari e sanitari
Calzature adeguate
Trattamento delle lesioni pre-ulcerative
Per identificare un paziente a rischio di piede diabetico è fondamentale esaminare i piedi. La frequenza dei controlli va valutata sulla base della probabilità che si manifestino ulcerazioni. In relazione al livello di rischio, è bene programmare controlli con il diabetologo che, a seconda dei casi, possono avere cadenza mensile, trimestrale e annuale.

La regolare ispezione del piede consiste anche nel verificare lo stato di igiene e l’uso di calzature adeguate. In seguito all’esame del piede, ogni paziente può essere assegnato ad una categoria di rischio che dovrebbe guidare la successiva strategia di prevenzione. Se un paziente diabetico presenta una neuropatia periferica, lo specialista andrà ad indagare in anamnesi la presenza di storia di ulcere pregresse del piede o una pregressa amputazione arti inferiori, oltre alla presenza di deformità del piede.

L’educazione, fornita in modo strutturato, organizzato e ripetuto al paziente svolge un ruolo importante nella prevenzione del piede diabetico. Le persone con diabete dovrebbero imparare a riconoscere i potenziali problemi del piede ed essere consapevoli dei passi da compiere quando necessario.

Risulta infatti di primaria importanza che il paziente controlli quotidianamente il piede per verificare la presenza di lesioni o ulcere e, qualora si notassero e si manifestassero dolori, formicolii o assenza di sensibilità, è necessario recarsi in un centro specializzato.

E’ inoltre importante valutare da parte dello specialista se la persona con diabete (e ogni membro della famiglia o un accompagnatore) ha compreso i consigli forniti, se è motivato ad agire e se ha sufficiente capacità di auto-cura. In caso contrario, è necessario discutere con chi può aiutare il paziente in questo compito: per esempio un non vedente non può adeguatamente fare l’ispezione. Dall’altra parte gli operatori sanitari che forniscono le istruzioni, dovrebbero ricevere una formazione periodica per migliorare le proprie competenze nella cura per i pazienti ad alto rischio di ulcerazione del piede.

Tali pazienti devono fare molta attenzione quando selezionano le scarpe da indossare: non dovrebbero essere nè troppo larghe né troppo strette, e non dovrebbero avere bordi o cuciture irregolari. Tutte le calzature devono essere adattate per conformarsi alla biomeccanica e deformità del piede del paziente.

Lo specialista valuta la forma della scarpa con il paziente in posizione eretta. Se la forma non è adeguata a causa della deformità del piede, o se ci sono segni di carico anomalo del piede (ad esempio, iperemia, calli, ulcerazioni), indirizza il paziente per calzature speciali.

In caso di rischio elevato, è possibile utilizzare calzature in grado di ridurre il carico a livello plantare per evitare l’insorgenza di ulcere. In caso di ulcere già presenti, invece, si possono realizzare trattamenti locali di medicazioni e utilizzare apposite scarpe curative temporanee che riducono il carico nella zona ulcerata e permettono di muoversi senza poggiarvi il peso.

Un’altra raccomandazione espressa dalle Linee guida per la prevenzione del piede diabetico è il trattamento di qualsiasi condizione pre-ulcerativa del piede. Questo comprende: la rimozione dei calli, la protezione delle vesciche o il loro drenaggio se necessario, il trattamento di unghie incarnite o ispessite, e la terapia per eventuali infezioni fungine.

Va inoltre posta grande attenzione anche nell’eseguire il taglio delle unghie in quanto il deficit di sensibilità soprattutto se abbinato ad una arteriopatia periferica può far si che qualsiasi piccola lesione provocata su una cute fragile si possa trasformare in una pericolosa lesione che non va mai trascurata.

Sintomi del piede diabetico
Il piede diabetico ha sintomi iniziali che possono essere: temperatura del piede notevolmente aumentata, mancanza di sensibilità, presenza di bolle, tagli, graffi o ulcere.
Uno dei più frequenti sintomi del piede diabetico è il formicolio, soprattutto quando si verifica di notte ed è talmente frequente e insistente da interferire negativamente con la qualità del sonno. Il piede diabetico può comportare trai sintomi iniziali anche una strana sensazione di punture di spillo all’altezza dei piedi e delle gambe.

E’ considerato uno dei sintomipiù evidenti del piede diabetico, anche la perdita di sensibilità, con assenza di risposta agli stimoli termici, tattili e dolorifici degli arti inferiori. Se il piede diventa insensibile a ogni possibile stimolo esterno, se non percepisce con particolare fastidio anomalie di vario genere, dal contatto con superfici di varia consistenza o temperatura, fino a una scarpa troppo stretta, vuol dire che qualcosa non funziona.

Il piede diabetico tra i sintomi ha anche segni estetici che vanno valutati con altrettanta attenzione. Parliamo di eventuali anomalie estetiche visibili sul piede: se, per esempio, la pelle degli arti interiori risulta stranamente fredda al tatto o è pallida alla vista potrebbe trattarsi di un campanello d’allarme.

Il danneggiamento dei nervi può far perdere al piede la sua fisionomia, creando deformità sulle quali si formano aree di carico patologico che possono dare vita a ulcere (in zone come la superficie plantare e le dita). Quando il piede non è più conformato correttamente, si tende a deambulare in maniera scorretta creando zone di elevata pressione che tendono a rompersi, creando così lesioni ulcerose che, se trascurate, si possono facilmente infettare. Se non trattate per tempo e nel modo corretto, le infezioni possono progredire fino a raggiungere i piani profondi della pelle per arrivare alle ossa.

Un attento esame della condizione clinica è necessario per comprendere la gravità della condizione. Esami del sangue per determinare l’infezione, radiografie per scoprire i danni causati alle ossa o un eventuale stato di gangrena, ecodoppler per valutare le condizioni del sistema circolatorio, podografia sono alcune delle analisi necessarie per una valutazione approfondita della situazione.

Infezione piede diabetico
L’infezione del piede diabetico rappresenta una grave minaccia per l’arto interessato e deve essere valutata e trattata tempestivamente. L’infezione del piede diabetico non è di facile e immediata diagnosi. Spesso infatti i segni o sintomi di infiammazione (rossore, calore, indurimento, dolore) vengono confusi con la presenza di neuropatia o ischemia. Altre manifestazioni quali la febbre - che sarebbe un campanello d’allarme utile per l’indagine diagnostica - sono assenti.

L’infezione del piede diabetico può essere:

lieve (superficiale con scarsa cellulite)
moderata (più profonda o più estesa)
grave (accompagnata da segni sistemici di sepsi).
Se non trattata adeguatamente, l’infezione può diffondersi ai tessuti sottostanti, tra cui le ossa (osteomielite).

Solitamente l’infezione del piede diabetico coinvolge l’avanpiede, specialmente sulla superficie plantare e sulle dita. Tuttavia il segno clinico più comune nel caso di ferita infetta del piede in paziente con diabete è l’aumento di un liquido infiammatorio in corrispondenza della lesione. La presenza di piede gonfio, ulcera cronica o dita arrossate e tumefatte (dita a “salsicciotto”) dovrebbero sempre indurre il sospetto di infezione ed, eventualmente, anche l’estensione del processo ai tessuti profondi. Effettuata la diagnosi clinica di infezione, il passo successivo è determinarne l’eziologia in modo da poter intraprendere un trattamento razionale ed appropriato, attraverso il prelievo di materiale dalla lesione infetta da sottoporre ad esame batterioscopico e colturale. Nel caso di infezioni gravi è appropriata un’emocoltura e, infine, una coltura su campione osseo aiuta nella diagnosi e nella terapia di osteomielite.

Solo per i pazienti con infezioni lievi o moderate in assenza di segni sistemici e rilevante ischemia l’infezione del piede diabetico prevede una terapia antibiotica. Il piano terapeutico complessivo considera sempre il controllo metabolico, il supporto idro-elettrolitico, valuta la necessità di intervento chirurgico e si fonda sulla terapia antibiotica stabilita sulla base degli agenti patogeni che vengono isolati.

Nella cura dell'infezione del piede diabetico la terapia antibiotica tiene conto di una serie di fattori:

modalità di somministrazione dei farmaci
tipologia di antibiotico o regime per la terapia iniziale
eventuali modifiche della terapia iniziale
durata della terapia
risposta del paziente alla terapia
In generale è necessario trattare tutte le lesioni infette, non trattare quelle non infette e considerare il trattamento per eventuali situazioni ibride. In casi più seri la terapia del piede diabetico è chirurgica, con interventi di rivascolarizzazione e/o di ricostruzione, in sala operatoria, dei rapporti articolarti tra le ossa. In questo modo vengono salvati anche arti con grandi deformità che, in passato, erano destinati all’amputazione.

Utilizzando le nuove tecnologie della bioingegneria tissutale si possono ricreare i tessuti al di sotto della cute, formando così un derma artificiale necessario a ricoprire le zone di esposizione ossea danneggiate. È possibile, tramite chirurgia plastica ricostruttiva, effettuare innesti di pelle e ripristinare le condizioni ideali per il paziente.

Infezione piede diabetico cause
Come si accennava nella definizione di piede diabetico, il meccanismo di danno che il diabete provoca a livello dei piedi passa attraverso due eventi fondamentali: il primo è costituito dal danno provocato dagli alterati livelli di glucosio nel sangue sul nervo mentre il secondo è dovuto al deficit vascolare arterioso (arteriopatia diabetica) che comporta una riduzione del flusso di sangue al piede che quindi diventa ischemico e più propenso allo sviluppo di necrosi e gangrena.

La neuropatia può essere molto pericolosa per i piedi di chi soffre di diabete perché se il paziente si ferisce, tende a non accorgersene perché non percepisce il reale livello di dolore; perciò continua a camminare e ciò provoca un peggioramento della ferita che può trasformarsi in ulcere sanguinanti, infezioni e cancrena. La rapidità del peggioramento di una semplice ferita al piede, è data dall’arteriopatia che non facilita la circolazione.

L’infezione del piede diabetico ha come cause principali anche l’utilizzo di calzature inadeguate e camminare a piedi nudi, con le calze o in pantofole con suola sottile, sia a casa che fuori, in presenza di neuropatia, rappresentano le principali cause di ulcerazione nel piede diabetico.

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